Street Photography

"Quando non sai cos'è, allora è jazz"
Novecento, Alessandro Baricco

Quanto durano uno sguardo, un gesto, una relazione occasionale e significante tra elementi diversi: a volte neanche il tempo di un respiro. Ed è in quello spazio infinitesimale, spesso trattenendo il respiro, che si muove il fotografo di strada.
Street photography, è così che si definisce un genere di fotografia reso mitico da alcuni dei più grandi fotografi della storia, per quanto difficile da costringere nei limiti di una definibilità; e forse mai come in questo caso, il genere vale a definire il fotografo stesso.
Fotografo di strada dunque, cacciatore urbano che si muove in una perenne allerta dei sensi, profondo conoscitore del territorio e delle occasioni che offre ad uno sguardo attento come il suo, Giuseppe Torcasio fissa in questi ventuno scatti degli istanti altrimenti persi nel continuum dell’esistenza, rivelando di se un intenso afflato umanista. Non è per caso infatti che si rivolge il proprio obiettivo alla strada, definita da un’abusata - quanto efficace retorica - quale scenario dell’esistenza umana; non è dato cogliere le sfumature, le piccole crepe, i cedimenti del quotidiano, e tutto quanto di incontrollabile attraversa i nostri volti o muove i nostri gesti senza essere animati da una profonda empatia. Quella stessa che Torcasio restituisce con le proprie immagini attraversate da un’ironia bonaria e mai giudicante, che nel suo mostrarci tutti ugualmente fragili, riesce a farci sorridere di noi stessi. Chissà, magari anche a farci accettare. Così un passante frettoloso sembra impattare un uomo col bastone mandandolo per aria, salvo poi spiazzarci con la scoperta che si tratta in realtà di un cartellone pubblicitario, rivelandoci come altre città - per usare un titolo di Calvino - convivono nella città interagendo, città invisibili se non all’occhio di autori come Torcasio. Che fa della sorpresa e dell’inaspettato le chiavi di un invito alla riflessione, a quella riconsiderazione del consueto dal potere rivitalizzante: linguisticamente, una decontestualizzazione del messaggio pubblicitario che grazie alla fotografia origina un metalinguaggio.
Premiata nel 2011 come Mostra dell’Anno Fiaf Calabria, “Street photography” non è soltanto un tributo di genere; nel suo dispiegarsi ci parla di una sorta di flânerie, di un modo di vivere e osservare la strada con una macchina fotografica, nel cui approccio al caos dell’esistenza è possibile riconoscere i tratti di una tecnica. A volte è la pazienza dell’attesa, altre una questione di prontezza, altre ancora l’esperienza che si fa istinto, quello che per qualche inspiegabile ragione gli consente di intuire un’azione, trovandolo pronto allo scatto. In ogni caso è “jazz”, improvvisazione, e infine, un restituire alla strada ciò che la strada regala.
Piccoli racconti della strada che Torcasio ci porge in un rigoroso bianco e nero, una scelta estetica che in epoca di Instagram, con il ritorno a certa fotografia snapshot anni Ottanta, sembra assumere il senso del rifiuto di un cedimento a quell’estetica dei filtri vintage da più parti considerata omologante, con una scarnificazione che punta dritto all’essenziale.
Una prova dunque dalla cifra stilistica matura, che fa di Giuseppe Torcasio uno degli Autori di riferimento nel panorama fotografico regionale.
Attilio Lauria - BFI
Docente Fiaf
Redattore Fotoit

Con occhio vigile e attento Torcasio si immerge nella strada e nella vita di tutti i giorni per cogliere lo straordinario nell’ordinario. Suo è il tentativo di coniugare la dimensione umana contemporanea, profondamente urbanizzata, con la scala metropolitana, trasformando la vita della strada in composizione fotografica. La serie “Street Photography” è un esempio di questo incontro tra rigore formale e caso.
Silvia Pujia

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